SCHIANTINI'S REPORT _date: 3.10.2006 _By Edo Snifferson

Hi Funs! This is a Schiantini's report. Schiantini we love you!!! Equilibrio, affetto, collaborazione e forza: non si trova che di rado un gruppo di persone che riesca a lavorare insieme e a non scontrarsi mai, a divertirsi e a sentire la vita che scorre, come la Famiglia Snifferson. Scoppiati di razza, maledetti da questa era che spacciandosi per epoca che guarda al futuro è invece un periodo di frenetico tentativo di conservazione dei marchingegni di potere che ci tengono legati a una gogna morale ed economica, nient'altro che un ologramma mal costruito a sostituire quella necessità (che gli antichi chiamavano ANANKE) di correre insieme al girotondo della natura contro il quale abbiamo eretto la nostra bella Babele tecnologica. Redention songs, niente di più e niente di meno può uscire dalle mani della S.F., tipi che si svegliano la mattina (assolutamente rincoglioniti) e che respirano il NATURAL MISTIC BLOWING che c'è nell'aria. E la gente (perchè è la gente che fa la storia) lo sente questo, una mandria di svaccati rockettari slavi che si disperde nello scenario modello Woodstock creato nel parco di Otocec, non resta affatto impassibile quando finalmente, dopo due giorni di attesa, succede davvero qualcosa. Quattro soli pezzi, venticinque minuti tirati compreso il brevissimo check iniziale, non possono bastare a far capire al popolo tutto quel complesso messaggio che diamo fuori a piene mani ma non si può negare che un fremito di vita sia passato prepotente in mezzo a quei corpi assonnati e pieni di birra che sudavano per un sole serale caldissimo e psicoattivo. Forse però sono stati i Macedoni che ci hanno dato il miglior ricordo di questa festa, un gruppo di veri negri europei, scurissimi e con gli occhi rossi da tori, che suonavano tutti i più strani tipi di trombe, trombette, corni e cornette ammaccati, ossidati e rappezzati col nastro adesivo. Non erano tra i gruppi che partecipavano al concorso nè tra gli ospiti il cui spettacolo chiudeva la giornata musicale, non riesco a capire in che veste, loro stavano nella zona riservata allo staff e ai gruppi; a ondate successive esplodevano improvvisamente nella loro musica balcanico-zigana, tutta roba con tempi e ritmi stranissimi sette ottavi, cinque quarti, undici ottavi e altre indecifrabili figure ritmiche tipicamente sempre dispari, con una grancassa che teneva insieme tutti e un rullante tipo tamburo militare che metteva il guizzo nella spina (leggi scuoteva Kundalini). Questi, tra i banchi del tendone della birreria da campo, non so grazie a quale sesto senso da musicista girovago incallito, ci hanno individuato subito e dopo pochissimo ci hanno circondato e hanno lasciato che il loro concerto partisse mettendoci nel centro del loro cerchio. Intorno la gente si scatenava; c'erano donne che ballavano dimenando i fianchi furibonde per la bellezza della musica ed eccitate dal cappello da cowboy di Edo che faceva da fulcro catalizzatore e da faro, musicisti ubriachi fradici che resuscitavano miracolosamente dal loro coma etilico per rivivere nella pazzia della musica che non ha confini nè padroni che questa banda di baluba riusciva a fare. Intorno, la festa più grande pareva concentrarsi tutta lì. Sembravano esserci mille fili che convergessero su quel punto, passando per le teste arruffare degli ubriachi che si scatenavano, passando per le baccanti che ballavano intorno al gruppo, passando per le facce scure e le grosse labbra dei musicisti macedoni che sorridevano e soffrivano l'intensità della musica con i loro occhi gioiosi di una gioia che ha la consistenza della terra scura e vitale che li ha generati; tutti uguali e tutti diversi, dal ragazzino diciottenne che era il vero talento del gruppo al vecchio, canuto capobanda con il suo sorriso insondabile. Al centro di tutto questo eccoti la Snifferson Family che sa benissimo cosa fare e cosa essere se non proprio esattamente il perchè della sua presenza proprio quì, proprio adesso. Risultato? Energia direbbe qualche fanatico della newage, a me il nome può stare anche bene perchè è comprensibilissimo ma in realtà non mi interessa affatto come si chiama, mi basta che permei la nostra vita e illumini il nostro cammino.


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